Canyoning e Speleo-trekking: intervista ad Alessandro De Santis

Canyoning e Speleo-Trekking Alessandro De Santis

D: Da quanti anni pratichi la speleologia?
R: Ho iniziato nei primi anni ‘90, ma vado in grotta da quando avevo 6 anni. Mia madre è originaria di una zona vicino a Cividale del Friuli in cui ci sono molte grotte e fin da bambino per me era naturale andare ad esplorarle.

D: E’ nata da lì la tua passione?
R: Esattamente, da lì è nata una passione che si è acuita dopo i 20 anni. La curiosità è stata innescata dalla “Guida Rossa” del Touring Club, che descrive dettagliatamente molte grotte del Friuli rifacendosi al “Duemila Grotte – Quarant’anni di esplorazioni nella Venezia Giulia”, saggio di speleologia di Luigi Vittorio Bertarelli ed Eugenio Boegan del 1926. La guida è stata utilissima per trovare le grotte poiché (all’epoca non esisteva il GPS) forniva spiegazioni molto dettagliate su come raggiungerle. All’inizio lo facevo in modo amatoriale ma, quando mio cugino che praticava speleologia e spedizioni a livello internazionale è venuto a saperlo, mi ha caldamente consigliato di seguire un corso sia per la sicurezza sia per imparare le tecniche. Da qui è iniziato un percorso di diversi anni come istruttore fino a diventare guida grazie alla collaborazione con il Collegio delle Guide Speleologiche del Friuli Venezia Giulia. Ho iniziato a farlo da professionista.

Canyoning e Speleo-Trekking

Canyoning Rio COSA Friuli Venezia GiuliaD: Questa attività è fortemente legata alla natura ma poche persone la conoscono. Come mai?
R: Così come una guida naturalistica affronta un ambiente naturale con tutte le sue componenti (biologica, geologica, ecc) andandole ad analizzare, allo stesso modo lo speleologo studia e analizza l’ambiente grotta, che è decisamente diverso rispetto a quello esterno considerando principalmente che non c’è irraggiamento da parte del sole; la vita all’inteno si è adattata a vivere in modo molto particolare. La speleologia studia tutto questo e molto altro. In Slovenia è stata istituita una vera e propria cattedra di speleologia perché si può definire quasi una scienza a sé stante con tanti filoni al suo interno.

D: Considerato uno dei trend del momento, anche il canyoning è uno di questi filoni?
R: Sì, il canyoning o “torrentismo”, come sarebbe meglio chiamarlo in Italia, può essere considerato uno dei filoni. Non è raro che lo speleologo per propria natura, per curiosità e per bisogno di scoperta, cominci a prendere in esame anche le forre, torrenti montani molto incassati che si sviluppano normalmente in ambienti molto simili alle grotte.

D: Quindi si può dire che il torrentismo sia di fatto l’esplorazione di una “mezza grotta”?
R: Eh qui i geologi mi picchiano ma diciamo che, per me, il torrentismo è come andare in “grotta a cielo aperto” perchè alla fine la grotta è formata da un’erosione dovuta alle acque e la forra non è altro che l’erosione di una superficie di solito calcarea o dolomitica e un approfondimento del solco dell’acqua. L’analogia è quindi evidente. Tante volte le forre tagliano proprio complessi di grotte. Oppure all’interno delle forre ci sono accessi a grotte che magari sono risorgenze come per il Torrente Cosa e il Torrente La Foce. Qui in regione tra l’altro, ne esistono davvero moltissime.

D: Può il Friuli Venezia Giulia essere considerato unico rispetto al resto d’Europa dal punto di vista speleologico?
R: Io direi che, insieme ai Pirenei e all’Alta Savoia, è probabilmente la parte speleologica e di forre più rappresentativa in Europa. D’altra parte la parola “carsismo” deriva dal Carso, che si trova sopra Trieste, e che definisce molto bene le caratteristiche geologiche della nostra regione, così come le Tre Cime di Lavaredo in Veneto o il Cervino per la Valle d’Aosta. Il Friuli Venezia Giulia è una regione con calcari molto importanti, una storia geologica molto ricca, che viene studiata da esperti provenienti da tutto il mondo. In Carnia, per esempio, è possibile uno studio della geologia che in altri posti prevederebbe una movimentazione dell’equipe su un’area molto più vasta. Invece in questa zona del Friuli, in pochissimo spazio si riescono a vedere e studiare moltissime cose. E’ unica.

Canyoning Rio Pielungo Friuli Venezia GiuliaD: Parliamo del lato ludico: perché il canyoning (o torrentismo) è così divertente, oltre che formativo?
R: L’attività, giocosa e divertente, permette di immergersi in paesaggi da favola, in ambienti completamente diversi da quelli a cui si è abituati normalmente. L’escursione, che comunque prevede una parte divulgativa di fondo, è decisamente coinvolgente. Oltre alla componente “acqua”, c’è la componente “aria”: ci sono spesso distanze verticali da colmare seguendo lo scorrere del fiume,  scendendo in corda o, dove possibile, tuffandosi. Si gioca quindi con le bellezze della natura.
Questo lato ludico, però non deve essere preso sottogamba, bisogna sempre considerare i rischi che ci sono alla base, e farsi accompagnare da una guida esperta sia sulla tecnica che sulla sicurezza.

D: La fama del canyoning é cresciuta parecchio negli ultimi anni. Piace sempre a più persone. Ma allora come mai sono tutti molto titubanti all’inizio?
R: Questa è una domanda da sfera di cristallo. Nei primi anni ‘90, ad esempio, una testata giornalistica molto importante e influente parlava del canyoning come “sport estremo” e gli ha dato una parvenza di attività riservata a pochi.
Questo ostacolo è stato parzialmente superato da un lato con la diffusione della conoscenza dell’attività, dall’altro un miglioramento tecnico che ne ha migliorato la fruibilità. Per esempio la muta ha cambiato completamente l’esperienza permettendo di mantenere la propria temperatura corporea in acqua fredda per diverse ore.  Inoltre c’è la paura dell’incognito e la confusione con altri tipi di attività. Molto spesso vine confuso il canyoning con il rafting.
Quando poi le persone lo provano scoprono che dà molta soddisfazione. E’ un’attività estremamente valida anche per l’aspetto mentale. Ci si impegna ad apprezzare quello che ci circonda e tutto il resto viene cancellato; si spegne il cervello, ci si rilassa e molto spesso ci si stupisce di come questo sia possibile.

Canyoning Rio COSA forra Friuli Venezia GiuliaD: Quindi è giusto definirla come un’attività adatta a tutti?
R: Sì. Ho accompagnato bambini di 4 anni e signore di 78. Per ogni età ci sono delle peculiarità di cui tenere conto. Per i giovani la parte adrenalinica è solitamente più importante, mentre le persone mature cercano i contenuti: vogliono scoprire il territorio, andando a vedere quali sono le caratteristiche geomorfologiche, gli habitat, le specie animali, ecc.

D: Se ti facessi la stessa domanda per lo speleo-trekking o spelunking? Che differenza c’è dalle classiche visite turistiche alle grotte?
R: Rispetto alle grotte turistiche, lo speleo-trekking permette a chiunque di affrontare una grotta come uno speleologo. La guida inizialmente spiega come muoversi, come affrontare certi passaggi o piccole difficoltà che si possono incontrare durante il percorso. La differenza rispetto a un ambiente protetto come la grotta turistica è soprattutto dovuto al fatto che non c’è un camminamento lineare vero e proprio, non c’è illuminazione ed è necessario essere dotati di torcia frontale. L’incedere è molto più lento e accorto.
La mia esperienza con i gruppi: i primi 50-100m le persone sono un po’ intimorite, ma quando trovano il coraggio di affrontare la grotta e le proprie paure, non ci sono più barriere, sentono il coraggio di fare qualsiasi cosa. Mi stupisco perfino io, ogni volta.

D: Quindi possiamo dire che, se il torrentismo (o canyoning) è più divertente, la grotta è più avventurosa?
R: Sì, la grotta è l’avventura, la suspence di quello che arriva dopo, una prova anche con se stessi molto più forte rispetto al torrentismo.

Canyoning Rio Pielungo - Rio Gasparini FriuliD: Parliamo di sicurezza: molti ritengono che la grotta sia pericolosa…  
R: Nella credenza popolare, qualcosa che si apre nel terreno è profondissimo, oscuro e pericoloso. All’interno delle grotte esplorabili e sicure in realtà non ci sono pericoli e non ci sono cedimenti. E’ un ambiente protetto. Se dovesse esserci un terremoto, in grotta non si sentirebbe perché l’energia viene scaricata sulla superficie e non sotto. Quando ci sono dislivelli da superare, come nel torrentismo, per affrontare discese o attraversamenti con piccole ferrate, si sta sempre agganciati ad una corda sicura. Non sussiste neanche il problema della temperatura poiché rispecchia la temperatura media della zona che nella pedemontana è di circa 13-15 gradi. Il problema di entrare in grotta è pertanto dovuto soltanto alla repulsione di un ambiente alieno che sembra non competerci; scoprendolo poi… non è così.

D: Quando si possono affrontare escursioni in grotta? E Canyoning?
R: Dipende da grotta a grotta ma direi proprio tutto l’anno. Idem per il torrentismo. Per ogni stagione c’è la forra più adatta, con più e meno acqua o anche totalmente asciutta.

Grazie Alessandro per il tempo che ci hai dedicato e per tutte le curiosità a cui hai risposto. Ci hai proprio fatto venire voglia di provare!